Roma, 28 maggio 2007
Il CRIPAP, il Comitato costituito nel febbraio dell’anno 2006 con lo scopo di rappresentare e far riconoscere i diritti dei risparmiatori piccoli azionisti di Parmalat Finanziaria S.p.A., intende esprimere con rinnovata determinazione la volontà di richiamare l’attenzione degli organismi direttivi ed amministrativi della “nuova” società Parmalat S.p.A., sull’opportunità di dar corso a decisioni che possano finalmente porre termine al conflitto esistente fra vecchi e nuovi azionisti.
Si ha il dovere di riconoscere che il “Programma di Ristrutturazione” presentato il 21 giugno 2004 al Ministero delle Attività Produttive dal Commissario Straordinario Dottor Enrico Bondi, è necessariamente conforme alle disposizioni contenute nel DLgs n. 347 del 23/12/2003, convertito con modificazioni nella Legge n. 39 del 18/02/2004. Ma è altresì indubbio che la successiva attuazione del “Concordato” e la funzione esplicata da un soggetto giuridico come la “Fondazione Creditori Parmalat”, volta a rendere possibile l’esecuzione del Concordato “nell’esclusivo interesse dei creditori”, come è specificato nell’atto costitutivo della stessa Fondazione, ha posto i risparmiatori azionisti di Parmalat Finanziaria nella condizione di individuare in “Assuntore”, denominato nella sua espressione societaria quotata in Borsa Parmalat S.p.A., il principale ostacolo alle loro aspettative. Ciò ha già prodotto significativi e manifesti effetti, pesanti soprattutto negli Stati Uniti d’America, in virtù di quel formidabile strumento legislativo là in vigore a difesa degli investitori traditi, quale è la Class Action.
Il processo di ristrutturazione, nell’interesse di tutti, non deve perciò essere portato a compimento in parallelo al definitivo azzeramento del valore delle vecchie azioni e alla conseguente esclusione dei loro più onesti possessori dalla nuova realtà risanata; occorre al contrario cercare soluzioni capaci di realizzare una convergenza di interessi da cui l’azienda Parmalat non potrà che trarre benefici.
E’ quasi superfluo dire che l’esclusione dovrà invece essere riservata, nei modi consentiti dalla legge, ai diretti responsabili del dissesto della società.
Dopo aver esaminato diverse possibilità di intervento per consentire il rientro dei vecchi risparmiatori nella nuova realtà societaria, il Cripap avrebbe individuato nell’attribuzione gratuita di warrant, con contestuale cessione delle vecchie azioni possedute a Parmalat S.p.A., la soluzione migliore e più facilmente attuabile.
Trattandosi infatti di un aumento di capitale, il fatto che il suo concretizzarsi sia differito al momento di esercitare gli strumenti finanziari attribuiti, attenuerebbe l’impatto negativo immediato sulle quotazioni del sottostante titolo in Borsa; inoltre l’esercizio stesso dei warrant garantirebbe un incasso subito quantificabile.
Si richiama l’attenzione sulla necessità di assegnare gratuitamente strumenti finanziari negoziabili ai risparmiatori truffati che da oltre tre anni attendono di vedere riconosciuti i propri diritti e che, in casi tutt’altro che sporadici, non disporrebbero del denaro necessario a sottoscrivere un aumento di capitale a pagamento, vuoi come conseguenza delle perdite subite, sia a causa dell’indisponibilità di capitali che investiti altrimenti, dopo quattro anni di crescita delle borse, avrebbero dato ottimi frutti.
Chiedere un ulteriore investimento in capitale di rischio per fare rientrare in possesso di titoli negoziabili, oltre a non presentarsi come una proposta moralmente accettabile per le ragioni appena esposte, quasi certamente non costituirebbe un veicolo in grado di far recedere dalla volontà di rimanere ancorati a posizioni di conflittualità e ad azioni legali di rivalsa.
L’accettazione di una proposta come quella ipotizzata, dovrebbe infatti essere subordinata all’inequivocabile impegno da parte dei sottoscrittori a rinunciare a qualsiasi ulteriore azione avverso Parmalat S.p.A. o richiesta di risarcimento a suo danno, nel tempo e in ogni luogo.
Addentrandosi in più specifici dettagli contabili al fine di determinare il numero approssimativo di azioni oggetto di scambio, per quanto già detto andrà esclusa la quota della società Coloniale, per la quale anche negli “Obiettivi del Programma di Ristrutturazione” si prevedeva la liquidazione, e per le stesse ragioni andranno escluse le quote eventualmente in possesso di ex funzionari ed amministratori di società del gruppo Parmalat, nonché di persone fisiche che abbiano operato al servizio delle medesime o di società di revisione che abbiano esercitato funzioni di controllo sulle stesse e che, tutti, siano nella condizione di imputati nei processi penali in corso; non sono inoltre da computarsi le quote virtualmente derivanti dalla conversione in azioni di emissioni obbligazionarie di società già controllate da Parmalat Finanziaria S.p.A. ed ora anch’esse in regime di amministrazione straordinaria. Quindi delle 815.669.721 azioni ordinarie costituenti il capitale sociale sottoscritto e versato prima che il titolo Parmalat Finanziaria S.p.A. fosse sospeso dalle contrattazioni regolate da Borsa Italiana, ne rimarrebbero circa 400.000.000 da assoggettare all’operazione di scambio.
Ci appare equa l’assegnazione di numero 1 warrant per ogni azione posseduta, warrant con caratteristiche analoghe a quelli emessi in esecuzione della “Proposta di Concordato” a beneficio dei creditori chirografari, quindi con scadenza 31 dicembre 2015 e prezzo di esercizio pari al valore nominale delle azioni.
L’esercizio dei warrant farebbe affluire nelle casse della società circa 400.000.000 di euro, portando contestualmente il numero delle azioni ad una cifra pari all’ammontare, in euro, del capitale sociale, cioè circa 2.050.000.000. Quattrocento milioni corrispondono a poco meno del 25% dell’attuale capitale sociale sottoscritto e versato (1.649.171.671 euro alla data di convocazione dell’ultima assemblea degli azionisti), ma considerando l’incasso conseguente all’esercizio dei warrant, e in base a conteggi puramente aritmetici, l’impatto immediato di tale operazione sulle quotazioni del titolo Parmalat S.p.A., anche in rapporto agli attuali corsi di Borsa, dovrebbe essere contenuto al di sotto del 14%.
I vecchi azionisti avrebbero comunque subito a disposizione un capitale netto di poco inferiore ad euro 2 per ogni warrant assegnato, non dissimile dal prezzo medio di carico secondo cui erano possedute dai più le vecchie azioni. Proprio questo aspetto dovrebbe indurre tutti i possessori di dette azioni ad accettare lo scambio e rinunciare a qualsiasi azione legale avverso Parmalat S.p.A., riscattando quest’ultima, innanzi tutto, dalla preoccupante situazione in cui è stata posta dai giudici che conducono il procedimento della Class Action statunitense (defendant con facoltà per gli investitori di richiedere indennizzi a suo carico); fare della stessa l’unica beneficiaria di ogni forma di risarcimento in ogni processo aperto, e non solo dei proventi specificamente riferiti alle azioni revocatorie, e quindi far compiere ad essa un salto di qualità come preda contendibile nel mercato, con il prevedibile riflesso che tutto ciò può avere per l’andamento delle quotazioni del titolo.
In conclusione, riteniamo che l’attuazione della proposta sopra formulata, lungi dal recare pregiudizio agli attuali azionisti di Parmalat S.p.A., in tempi non lunghi si rivelerebbe una soluzione conveniente per gli interessi di tutti e porrebbe fine, forse nel migliore dei modi, ai disastrosi effetti del più grave scandalo finanziario occorso in Italia negli ultimi decenni.
Vogliate accettare l’espressione della nostra stima e gradire distinti saluti.
Il Consiglio Direttivo CRIPAP