Il CRIPAP a Radio 24

Marzo 20, 2008

Durante la rubrica “Salvadanaio” di Radio 24 condotta da Debora Rosciani del 14 Marzo scorso, il vicepresidente del CRIPAP e portavoce del gruppo azionisti Parmalat Marcello Orefice, è intervenuto ponendo finalmente all’attenzione del grande pubblico i risarcimenti dovuti ai vecchi azionisti proprio il giorno dell’inizio del maxi processo di Parma.

Circa un’ora di trasmissione in cui si è andati, grazie anche all’impostazione data al dibattito da parte della giornalista, oltre le parziali verità (spesso falsità) che i media hanno propinato all’opinione pubblica sul caso Parmalat. Il maxi processo ha rimesso in prima pagina la nostra storia, vedremo se ci sarà volontà da parte dell’azienda, che sta incassando risarcimenti per conto della vecchia Parmalat (tuttora in amministrazione straordinaria) di riconoscere il danno agli ex azionisti Parfin. La Class Action USA sta facendo il suo corso e in Italia potrebbe aggiungersi un’altra azione collettiva da Luglio prossimo.

La registrazione completa della trasmissione (indicizzata come Maxi processo Parmalat) è disponibile nell’archivio audio di Radio 24 all’indirizzo:

Archivio audio Radio 24

inserendo come parametro chiave di ricerca “parmalat” con data 14/3/2008.

Sempre nello stesso archivio è possibile ascoltare un ulteriore approfondimento sulla Class Action trasmesso il 17/3/2008.


I legali del SITI a tutela degli iscritti CRIPAP

Dicembre 20, 2007

A seguito dell’adesione del CRIPAP alle iniziative del coordinamento SITI – RESET CLASS ACTION NATIONAL GROUP il Consiglio Direttivo ha concretizzato un’opportunità per i soci che vogliano portare avanti azioni legali in sede civile e penale per il risarcimento dei danni subiti.

Gli iscritti CRIPAP che vogliano intraprendere questa strada possono dunque aderire con un esborso minimo iniziale (da circa 61 a 258 euro, a seconda del controvalore dei titoli PARFIN posseduti) ed essere rappresentati come parte civile dai legali dello staff del SITI, che già rappresentano i risparmiatori nei processi in corso a Milano e Parma, e nelle eventuali azioni future.

I tempi per presentare la richiesta di adesione sono limitati. A tutti i soci verrà inviato un modulo da compilare ed inviare al SITI con tutte le indicazioni a tal fine necessarie ed il CRIPAP coordinerà per i propri soci il flusso informativo, non escludendo la possibilità di presentarsi direttamente come portatore di interessi specifici.

Per ulteriori indicazioni relative al coordinamento: http://sitiitaly.tripod.com/id28.html


Il CRIPAP in TV

Dicembre 13, 2007

Il nostro presidente Oreste Masilli, in rappresentanza del CRIPAP, parteciperà lunedì prossimo 17 dicembre alla trasmissione in diretta TV “Formato famiglia”, a cura di Brando Giordani, dedicata alla “Class Action” e in cui si parlerà anche del crac Parmalat.

Al dibattito interverranno anche rappresentanti di Confindustria, Ordine degli Avvocati e Adiconsum. Il fatto di essere stati invitati, al pari di organizzazioni di questo calibro, non può che essere motivo di soddisfazione per l’accresciuta visibilità del nostro Comitato.

La trasmissione andrà in onda dalle 12,05 alle 13,00 su SAT2000 canale 801 di SKY:

http://82.85.10.140/sat2000/palinsesto.html

e verrà ripresa anche da diverse emittenti locali italiane, il cui elenco è riportato nel link di SAT2000:

http://82.85.10.140/sat2000/emittenti.html

Un saluto a tutti e … buona visione!


Lettera del CRIPAP a Kaplan

Luglio 18, 2007

Il CRIPAP ha recentemente intrapreso un’importante azione finalizzata al riconoscimento del Comitato e dei suoi iscritti, inviando una lettera ai referenti istituzionali principali della class action statunitense.

La comunicazione, inviata in lingua inglese il 12 Luglio scorso al giudice Kaplan ed ai legali rappresentanti gli azionisti ed obbligazionisti Parmalat Finanziaria, tra gli altri mette in evidenza i seguenti punti:

- il CRIPAP rappresenta l’unico organismo non-profit legalmente costituito in Italia esclusivamente per l’informazione ed il coordinamento della difesa collettiva dei risparmiatori Parmalat e riserva particolare attenzione sull’andamento delle procedure iniziate negli USA. L’attuale plaintiff italiano non garantisce un’adeguata rappresentatività degli azionisti truffati ed involontariamente coinvolti nel tracollo di Parmalat del Dicembre 2003

- il periodo di class action dovrebbe essere esteso almeno fino alla chiusura delle negoziazioni ufficiali di PARFIN alla Borsa Italiana, avvenuta il 23/12/2003; attualmente tale periodo è limitato al 19/12/2003 e non tutela coloro che si sono ritrovati nel portafoglio titoli le azioni negoziate nell’asta finale, seppur con ordini effettuati prima della comunicazione del default.

Il Comitato, in sintesi, richiede di instaurare un rapporto di reciproca collaborazione allo scopo informare tempestivamente i risparmiatori e di partecipare ad una equa definizione del contenzioso in atto.


PROPOSTA PIANO DI RIENTRO – Lettera inviata alla Parmalat il 28/05/07

Maggio 29, 2007

Roma, 28 maggio 2007

Il CRIPAP, il Comitato costituito nel febbraio dell’anno 2006 con lo scopo di rappresentare e far riconoscere i diritti dei risparmiatori piccoli azionisti di Parmalat Finanziaria S.p.A., intende esprimere con rinnovata determinazione la volontà di richiamare l’attenzione degli organismi direttivi ed amministrativi della “nuova” società Parmalat S.p.A., sull’opportunità di dar corso a decisioni che possano finalmente porre termine al conflitto esistente fra vecchi e nuovi azionisti.

Si ha il dovere di riconoscere che il “Programma di Ristrutturazione” presentato il 21 giugno 2004 al Ministero delle Attività Produttive dal Commissario Straordinario Dottor Enrico Bondi, è necessariamente conforme alle disposizioni contenute nel DLgs n. 347 del 23/12/2003, convertito con modificazioni nella Legge n. 39 del 18/02/2004. Ma è altresì indubbio che la successiva attuazione del “Concordato” e la funzione esplicata da un soggetto giuridico come la “Fondazione Creditori Parmalat”, volta a rendere possibile l’esecuzione del Concordato “nell’esclusivo interesse dei creditori”, come è specificato nell’atto costitutivo della stessa Fondazione, ha posto i risparmiatori azionisti di Parmalat Finanziaria nella condizione di individuare in “Assuntore”, denominato nella sua espressione societaria quotata in Borsa Parmalat S.p.A., il principale ostacolo alle loro aspettative. Ciò ha già prodotto significativi e manifesti effetti, pesanti soprattutto negli Stati Uniti d’America, in virtù di quel formidabile strumento legislativo là in vigore a difesa degli investitori traditi, quale è la Class Action.

Il processo di ristrutturazione, nell’interesse di tutti, non deve perciò essere portato a compimento in parallelo al definitivo azzeramento del valore delle vecchie azioni e alla conseguente esclusione dei loro più onesti possessori dalla nuova realtà risanata; occorre al contrario cercare soluzioni capaci di realizzare una convergenza di interessi da cui l’azienda Parmalat non potrà che trarre benefici.

E’ quasi superfluo dire che l’esclusione dovrà invece essere riservata, nei modi consentiti dalla legge, ai diretti responsabili del dissesto della società.

Dopo aver esaminato diverse possibilità di intervento per consentire il rientro dei vecchi risparmiatori nella nuova realtà societaria, il Cripap avrebbe individuato nell’attribuzione gratuita di warrant, con contestuale cessione delle vecchie azioni possedute a Parmalat S.p.A., la soluzione migliore e più facilmente attuabile.

Trattandosi infatti di un aumento di capitale, il fatto che il suo concretizzarsi sia differito al momento di esercitare gli strumenti finanziari attribuiti, attenuerebbe l’impatto negativo immediato sulle quotazioni del sottostante titolo in Borsa; inoltre l’esercizio stesso dei warrant garantirebbe un incasso subito quantificabile.

Si richiama l’attenzione sulla necessità di assegnare gratuitamente strumenti finanziari negoziabili ai risparmiatori truffati che da oltre tre anni attendono di vedere riconosciuti i propri diritti e che, in casi tutt’altro che sporadici, non disporrebbero del denaro necessario a sottoscrivere un aumento di capitale a pagamento, vuoi come conseguenza delle perdite subite, sia a causa dell’indisponibilità di capitali che investiti altrimenti, dopo quattro anni di crescita delle borse, avrebbero dato ottimi frutti.

Chiedere un ulteriore investimento in capitale di rischio per fare rientrare in possesso di titoli negoziabili, oltre a non presentarsi come una proposta moralmente accettabile per le ragioni appena esposte, quasi certamente non costituirebbe un veicolo in grado di far recedere dalla volontà di rimanere ancorati a posizioni di conflittualità e ad azioni legali di rivalsa.

L’accettazione di una proposta come quella ipotizzata, dovrebbe infatti essere subordinata all’inequivocabile impegno da parte dei sottoscrittori a rinunciare a qualsiasi ulteriore azione avverso Parmalat S.p.A. o richiesta di risarcimento a suo danno, nel tempo e in ogni luogo.

Addentrandosi in più specifici dettagli contabili al fine di determinare il numero approssimativo di azioni oggetto di scambio, per quanto già detto andrà esclusa la quota della società Coloniale, per la quale anche negli “Obiettivi del Programma di Ristrutturazione” si prevedeva la liquidazione, e per le stesse ragioni andranno escluse le quote eventualmente in possesso di ex funzionari ed amministratori di società del gruppo Parmalat, nonché di persone fisiche che abbiano operato al servizio delle  medesime o di società di revisione che abbiano esercitato funzioni di controllo sulle stesse e che, tutti, siano nella condizione di imputati nei processi penali in corso; non sono inoltre da computarsi le quote virtualmente derivanti dalla conversione in azioni di emissioni obbligazionarie di società già controllate da Parmalat Finanziaria S.p.A. ed ora anch’esse in regime di amministrazione straordinaria. Quindi delle 815.669.721 azioni ordinarie costituenti il capitale sociale sottoscritto e versato prima che il titolo Parmalat Finanziaria S.p.A. fosse sospeso dalle contrattazioni regolate da Borsa Italiana, ne rimarrebbero circa 400.000.000 da assoggettare all’operazione di scambio.

Ci appare equa l’assegnazione di numero 1 warrant per ogni azione posseduta, warrant con caratteristiche analoghe a quelli emessi in esecuzione della “Proposta di Concordato” a beneficio dei creditori chirografari, quindi con scadenza 31 dicembre 2015 e prezzo di esercizio pari al valore nominale delle azioni.

L’esercizio dei warrant farebbe affluire nelle casse della società circa 400.000.000 di euro, portando contestualmente il numero delle azioni ad una cifra pari all’ammontare, in euro, del capitale sociale, cioè circa 2.050.000.000. Quattrocento milioni corrispondono a poco meno del 25% dell’attuale capitale sociale sottoscritto e versato (1.649.171.671 euro alla data di convocazione dell’ultima assemblea degli azionisti), ma considerando l’incasso conseguente all’esercizio dei warrant, e in base a conteggi puramente aritmetici, l’impatto immediato di tale operazione sulle quotazioni del titolo Parmalat S.p.A., anche in rapporto agli attuali corsi di Borsa, dovrebbe essere contenuto al di sotto del 14%.

I vecchi azionisti avrebbero comunque subito a disposizione un capitale netto di poco inferiore ad euro 2 per ogni warrant assegnato, non dissimile dal prezzo medio di carico secondo cui erano possedute dai più le vecchie azioni. Proprio questo aspetto dovrebbe indurre tutti i possessori di dette azioni ad accettare lo scambio e rinunciare a qualsiasi azione legale avverso Parmalat S.p.A., riscattando quest’ultima, innanzi tutto, dalla preoccupante situazione in cui è stata posta dai giudici che conducono il procedimento della Class Action statunitense (defendant con facoltà per gli investitori di richiedere indennizzi a suo carico); fare della stessa l’unica beneficiaria di ogni forma di risarcimento in ogni processo aperto, e non solo dei proventi specificamente riferiti alle azioni revocatorie, e quindi far compiere ad essa un salto di qualità come preda contendibile nel mercato, con il prevedibile riflesso che tutto ciò può avere per l’andamento delle quotazioni del titolo.

In conclusione, riteniamo che l’attuazione  della  proposta sopra formulata, lungi dal  recare  pregiudizio  agli  attuali azionisti  di  Parmalat  S.p.A., in tempi non lunghi si rivelerebbe una soluzione conveniente per gli interessi di tutti e porrebbe fine, forse nel migliore dei modi, ai disastrosi effetti del più grave scandalo finanziario occorso in Italia negli ultimi decenni.

Vogliate accettare l’espressione della nostra stima e gradire distinti saluti.

Il Consiglio Direttivo CRIPAP 


Indulto e reati finanziari – Lettera a Di Pietro

Agosto 2, 2006

Riportiamo  la lettera inviata dal CRIPAP al Ministro Di Pietro lo scorso 27 Luglio:

“Onorevole Ministro Di Pietro,

Le scrivo a nome del Consiglio Direttivo e dei soci del Comitato Risparmiatori Piccoli Azionisti Parmalat (brevemente denominato CRIPAP – www.cripap.org) per esprimerle il nostro vivo apprezzamento nei confronti delle iniziative che personalmente ha portato avanti in questi ultimi giorni, in relazione all’inclusione dei reati finanziari all’interno del provvedimento sull’indulto in discussione al Parlamento, allargamento a cui siamo contrari.

Come piccoli risparmiatori colpiti economicamente e moralmente dal crack di Parmalat Finanziaria del Dicembre 2003, ma anche come consumatori di prodotti complessi come quelli finanziari, pensiamo che la crescita del nostro Paese passi anche attraverso il ristabilimento di un corretto rapporto tra gli attori dei mercati finanziari e la platea di cittadini che accedono agli strumenti del risparmio.

Cancellare o depenalizzare i reati finanziari, specialmente quelli perpetrati verso i piccoli risparmiatori, da sempre considerati il “carro buoi” in termini di informazione finanziaria o le “vacche da mungere” in termini di raccolta, rappresenterebbe una sconfitta di TUTTI cittadini a vantaggio di coloro che controllano il sistema economico/finanziario del nostro paese; sarebbe inoltre un cattivo esempio ed un un incentivo per attuali e futuri “avventurieri” che basano le loro fortune, spesso temporanee, sui risparmi di un gran numero di cittadini poco informati o, nei casi peggiori, truffati.

Il nostro Comitato si è costituito in Roma nello scorso Marzo, non solo per portare avanti la battaglia per i diritti dei piccoli risparmiatori coinvolti nel caso Parmalat, ma anche per instaurare un dialogo costruttivo con la nuova dirigenza/amministrazione della società. Il nostro obiettivo è quello di trovare con loro una soluzione economicamente congrua ed eticamente cristallina che, a nostro avviso,  porterebbe giovamento anche alla nuova Parmalat oltrechè rinnovata fiducia nei mercati e nell’azione di trasparenza del governo da parte dei risparmiatori.

Per ogni eventuale approfondimento in merito, rimaniamo a sua completa disposizione.

Nell’occasione, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Il Consiglio Direttivo CRIPAP - Comitato Risparmiatori Piccoli Azionisti Parmalat”